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  • Maybe it can be differentinstallation view, foto Giorgio Benni
  • Esther KläsHigh (Brown), 2017, resina d'acqua, pigmenti, lana; foto Giorgio Benni; Courtesy Kadel Willborn, Düsseldorf
  • Esther KläsRoom 2, 2019, 9 pezzi di alluminio, 4 disegni; foto Giorgio Benni; Courtesy SpazioA, Pistoia
  • Esther KläsRoom 2, 2019 (dettaglio), 9 pezzi di alluminio, 4 disegni, foto Giorgio Benni; Courtesy SpazioA, Pistoia
  • Esther KläsRoom 2, 2019 (dettaglio), 9 pezzi di alluminio, 4 disegni; foto Giorgio Benni; Courtesy SpazioA, Pistoia
  • Esther KläsRoom 2, 2019 (dettaglio), 9 pezzi di alluminio, 4 disegni; foto Giorgio Benni; Courtesy SpazioA, Pistoia
  • Esther KläsRoom 2, 2019 (detail), 9 pezzi di alluminio, 4 disegni; foto Giorgio Benni; Courtesy SpazioA, Pistoia
  • Esther KläsRoom 2, 2019 (dettaglio), 9 pezzi di alluminio, 4 disegni; foto Giorgio Benni; Courtesy SpazioA, Pistoia
  • Esther KläsRoom 1, 2019, 10 pezzi di alluminio; foto Giorgio Benni; Courtesy SpazioA, Pistoia
  • Esther Kläs Room 1, 2019 (dettaglio), 10 pezzi di alluminio; foto Giorgio Benni; Courtesy SpazioA, Pistoia
  • Maybe it can be differentinstallation view, foto Giorgio Benni
  • Esther Kläsgreen/black, 2017, lana; foto Giorgio Benni; Courtesy Xavier Hufkens, Brussels
  • Esther KläsHorizonte (rot), 2017, single channel video; foto Giorgio Benni; Courtesy Xavier Hufkens, Brussels
  • Esther KläsHorizonte (rot), still, 2020, single channel video; foto Giorgio Benni; Courtesy Xavier Hufkens, Brussels
  • Maybe it can be differentinstallation view, foto Giorgio Benni
  • Esther KläsNY/SKY, 2018, olio su carta; foto Giorgio Benni; Courtesy the artist and Peter Blum Gallery, New York
  • Esther KläsNY/THERE, 2018, olio su carta; foto Giorgio Benni; Courtesy the artist and Peter Blum Gallery, New York
  • Esther KläsNY/FLY, 2018, olio su carta; foto Giorgio Benni; Courtesy the artist and Peter Blum Gallery, New York
  • Esther KläsFurther, 2018, alluminio; foto Giorgio Benni; Courtesy SpazioA, Pistoia

Maybe it can be different

14 febbraio > 18 aprile 2020

 

 

Fondazione Giuliani è lieta di presentare Maybe it can be different, la prima mostra a Roma dell’artista tedesca attiva a Barcellona, Esther Kläs. La mostra comprende una varietà di opere, tra cui sculture, ceramiche, disegni a olio, arazzi in lana e film, i quali sia incarnano l’impegno dell’artista nella sperimentazione dei materiali, sia sottolineano il suo interesse per la gestualità e il movimento.

 

Nonostante sia radicata nel contemporaneo, la Kläs è molto influenzata dal minimalismo, sebbene lo sfumi con un artigianato pratico e una sensibilità verso l’Arte Povera. Nel suo lavoro ritorna spesso a forme similari: figure arrotondate, curve, mani, volumi che si piegano su se stessi, ma che sono sempre mutevoli, diverse nella loro ripetizione. Lavorando con materiali malleabili, ogni possibilità di una superficie liscia e incontaminata viene evitata a favore di superfici sbozzate e ondulate, tattili e tangibili. La realizzazione dell’opera è incorporata nell’opera stessa, spesso appare nella sua manifestazione finale con impronte digitali visibili lasciate durante la lavorazione della superficie. E sebbene spesso la sua essenziale costellazione di oggetti possa essere completamente ridotta nell’aspetto, ogni oggetto appare quasi come una sorta di strumento carico di energia residuo di un rituale oscuro e sacro.

 

L’interrelazione tra forma, spazio e movimento è necessaria per immergersi ulteriormente nella pratica dell’artista, così come il suo coinvolgimento con la fisicità dello spettatore. L’esposizione della mostra è delineata come un insieme di relazioni messe in scena con precisione in cui le opere comunicano e risuonano tra loro. Astenendosi da qualsiasi senso di teatralità, lo spazio più astratto agisce come elemento critico delle opere, oltre che come bussola per i movimenti dello spettatore. Egli stesso, infatti, è una componente essenziale della mostra, poiché le opere richiedono sia di essere esaminate da diversi punti di vista, sia sollecitano un senso di movimento, gestualità e ritmo.

 

Esther Kläs è nata nel 1981 a Magonza, in Germania, attualmente vive e lavora a Barcellona. Una selezione delle sue mostre personali istituzionali include Start, CCA-Center for Contemporary Art Tel Aviv (2019); ola/wave, Proyecto AMIL, Lima (2017); Our Reality, Fondazione Brodbeck, Catania (2015); Ferma (5), deCordova Sculpture Park and Museum, Lincoln, Massachusetts, USA (2015); Whatness (con Johannes Wald), Kunsthalle Bielefeld, Germania (2015); Girare Con Te, Marino Marini Museum, Firenze (2014); Esther Kläs: Better Energy, MoMA PS1, New York (2012); You and the Dance with the Tortoise, Parkhaus, Düsseldorf (2009). Ha partecipato in numerose mostre collettive, tra cui L’homme qui marche Verkörperung des Sperrigen, Kunsthalle Bielefeld, Germany (2019); Delirious, Lustwarande, Tilburg, Olanda (2019); Proof of life, Weserburg Museum of Modern Art, Brema, Germania (2017); Lean, Embajada, Porto Rico (2016); Che il vero possa confutare il falso, Palazzo Pubblico, Santa Maria della Scala, Accademia dei Fisiocritici, Siena (2016); PART 2, Warhus Ritershaus, Colonia (2014); Manners of Matter, Salzburger Kunstverein, Salisburgo (2014); Prague Biennale 6 – Flow, Repubblica Ceca (2013); Champs Elysées, Palais de Tokyo, Parigi (2013)Champs Elysées, curated by Julie Boukobza, Simon Castets and Nicola Trezzi, Palais de Tokyo, Paris; Configurations, Metro Tech Center Commons, Public Art Fund, Brooklyn, NY (2012).