info
info
  • Despite Our Differencesveduta dell'allestimento, foto André Morin
  • Despite Our Differencesveduta dell'allestimento, foto André Morin
  • Giorgio Andreotta CalòClessidra (U), 2013
  • Becky BeasleyPlank III (Covering Ground), 2008
  • Becky BeasleyFigure (Part 2), 2008
  • Wolfgang BerkowskiThis is how you disappear/Grid) Case Study IV, 2013
  • Wolfgang BerkowskiModels for Inflatable Cages, 2004/2013
  • Stefan BrüggemannSeven Reversed Mirrors, 2010
  • Manfred PerniceUntitled (AVA), 2008
  • Gianni PiacentinoDark Red-Purple Small Pole III, 1966
  • Giulia PiscitelliPlessimetro, 2009
  • Heather RoweUntitled, 2009
  • Nora SchultzModel for Underground Airport (After Vantongerloo), 2010
  • Alexandre SinghConcerning the Apparent Asymmetry of Time: Painting, 2010

Despite Our Differences

8 ottobre > 14 dicembre 2013

 

Despite Our Differences

 

a cura di Adrienne Drake

 

con Giorgio Andreotta Calò, Becky Beasley, Wolfgang Berkowski, Stefan Bruggemann, Manfred Pernice, Gianni Piacentino, Giulia Piscitelli, Heather Rowe, Nora Schultz, Alexandre Singh

 

8 ottobre al 14 dicembre 2013

 

dal martedì a sabato dalle 14.00 alle 19.00

 

Fondazione Hippocrene
12, rue Mallet-Stevens
Parigi

 

Despite Our Differences presenta una selezione di opere appartenenti alla Collezione Giuliani, insieme a un lavoro site-specific realizzato appositamente per la mostra. Piuttosto che sposare i lavori con un tema dominante, la mostra si allontana da una logica fissa, fedele alla natura ibrida della Collezione e immaginata come una costellazione di idee collegate in cui micro-conversazioni tra le opere illustrano narrazioni intrecciate e proprietà interrelazionali.

 

Alcuni lavori reagiscono allo spazio, sensibili ai diversi aspetti della struttura dell’edificio: superficie, scala dimensionale e punto di vista. Il lavoro di Wolfgang Berkowski, This is how you disappear/Grid) Case Study IV (2013), s’insinua direttamente nell’architettura esistente, della quale indaga la capacità di modellare la rappresentazione e l’esperienza dell’arte. Il suo Models for Inflatable Cages (2004/2013) scandisce e limita i movimenti del pubblico, sollecitando una discussione sulla sua assoluta esistenza: l’opera e lo spettatore sono posti l’uno contro l’altro. Al contrario, Untitled (AVA) (2008) di Manfred Pernice, allontana il pubblico dalla superficie e lo posiziona proprio al centro dello spazio espositivo, libero di muoversi intorno all’opera. Questo monumento composto da elementi di legno ad incastro, frammenti architettonici e una disparata raccolta di scarti di consumo – un pacchetto di sigarette vuoto, piatti, l’involucro di un hamburger di McDonald – celebra momenti quotidiani dimenticati. La disposizione architettonica di Untitled (AVA) agisce come contrappunto alla forma naturale di  Clessidra (U) (2013) di Giorgio Andreotta Calò, una scultura in bronzo, derivante dal calco di un ormeggio deteriorato trovato nella laguna di Venezia. Nel corso degli anni, la marea e l’acqua salata hanno trasformato questo palo in un grezzo e fantastico monumento al tempo.

 

Le sculture anti-monumentali di Nora Schultz sono solitamente realizzate con materiale industriale trovato, residui abbandonati della contemporaneità, estrapolati dal loro contesto originario e riassemblati dall’artista. Questa candida materialità imbeve le sue opere dell’immediatezza del presente. Il lavoro Model for Underground Airport (After Vantongerloo) (2010) attiva la traiettoria dello spettatore mentre cammina. In modo simile, Gianni Piacentino si confronta con le convenzioni dello spazio sovrastandolo con Dark Red-Purple Small Pole III (1966). Questo lavoro dimostra la costante indagine dell’artista nella ricerca cromatica, qualità artistica e ambiguità della forma nello spazio e preme i confini della scultura e del design in contrasto con il materiale grezzo di Schultz.

 

Questi confini sono affrontati da altre opere in mostra in una dinamica interazione tra media differenti ed esame della forma. In Concerning the Apparent Asymmetry of Time: Painting (2010), Alexandre Singh immagina una cronistoria dell’arte moderna come se la seconda legge della termodinamica fosse stata invertita, se invece di un movimento verso il disordine ci fosse una tendenza verso l’ordine. La storia che viene alla luce appare come un intricato diagramma che lega insieme realtà e finzione. Singh interroga narrazione storica e rappresentazione e mostra modi in cui il linguaggio e le idee possono mutare e cambiare nel tempo; posiziona il disegno non solo come gesto fisico, ma come un condotto per composizioni che suggeriscono possibili interpretazioni e processi di connessione.

 

Il lavoro di Becky Beasley si muove tra scultura e fotografia attraverso un’esplorazione delle relazioni tra immagine e oggetto, corpo e interiorità. Le due opere in mostra, la fotografia Figure (Part 2) (2008) e la scultura Plank III (Covering Ground) (2008), sottolineano l’interrogarsi dell’artista sul modo in cui immagine, oggetto e linguaggio operano in relazione tra loro. Heather Rowe indaga l’area della scultura, dell’architettura e dell’installazione; gioca su spazi in transizione e impiega strategie che alludono allo spazio dei modelli architettonici anche se il suo uso della scala dimensionale e dei materiali invita a una relazione uno a uno con lo spettatore. In Untitled ( 2009), vetro scuro e specchi angolati riflettono e distorcono il corpo mentre lo spettatore si muove nello spazio espositivo. C’è solo un riflesso oscurato, una rappresentazione fratturata, che allude alla paura sublimale della frammentazione dell’io. Il corpo è anche il soggetto del video in bianco e nero, Plessimetro (2009),di Giulia Piscitelli in cui figure indistinte, come fantasmi, provano a muoversi all’unisono a un ritmo costante e ripetitivo. Piscitelli studia il quotidiano individuale e collettivo in modo da decifrare il soggetto attraverso l’esplorazione dell’identità e della persona. Con il suo Seven Reversed Mirrors (2010), Stefan Brüggemann nega allo spettatore il riconoscimento del corpo. Gli specchi sono privati della loro funzione originaria e rivolti verso il muro così che nulla possa esservi riflesso – nessuna immagine, nessuna idea. Invertendo lo specchio, l’artista nega la relazione tra l’arte e lo spettatore, l’arte e la realtà.

 

La Fondazione Hippocrene è una fondazione indipendente, no-profit, la cui missione principale è quella di contribuire al rafforzamento della coesione tra i giovani europei; contribuisce a “Living Europe”, fornendo sostegno finanziario ad iniziative culturali, educative e umanitarie. Da ottobre 2002, la fondazione presenta mostre d’arte intitolate Propos d’Europe che hanno lo scopo di porre i riflettori sulla scena artistica di un paese e sulle ricchezze e sulle diversità culturali dell’Europa, presentando le opere di artisti che vivono in diversi stati del continente, il cui lavoro è nutrito sia dalla cultura del proprio paese che da quella europea.

 

La fondazione ha anche dato vita al “Hippocrene Prize for Education about Europe”, che vede la sua prima edizione nel 2010, in collaborazione con l’Accademia di Parigi e con il sostegno della Maison de l’Europe di Parigi e l’European Association of Education (AEDE). Dal 2012, il premio è stato promosso a livello nazionale, in collaborazione con il Ministero della Pubblica Istruzione e l’agenzia Europe-Education-Formation-France. Nel 2013, la fondazione ha inoltre organizzato il Premio Parigi-Berlino in collaborazione con la Fondazione Allianz, le autorità educative di Parigi e Berlino e con il sostegno della OFAJ, per celebrare l’anniversario del Trattato dell’Eliseo.