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  • The Registry of Promise: The Promise of Melancholy and Ecologyinstallation view, photo Giorgio Benni
  • Peter BuggenhoutGorgo #29, 2013 (Courtesy Galerie Laurent Godin, Paris)
  • Jochen LempertThe Skins of Alca impennis, 1993 – 2014 (Courtesy ProjecteSD, Barcelona)
  • The Registry of Promise: The Promise of Melancholy and Ecologyinstallation view, photo Giorgio Benni
  • Jochen LempertUntitled, 2005 (Courtesy ProjecteSD, Barcelona)
  • Peter BuggenhoutGorgo #33, 2013 (Courtesy Galerie Laurent Godin, Paris)
  • Jochen LempertUntitled (from: Symmetry and the Architecture of the Body), 1997 (Courtesy ProjecteSD, Barcelona)
  • Jochen LempertUntitled (from: Symmetry and the Architecture of the Body), 1997 (Courtesy ProjecteSD, Barcelona)
  • Jean-Marie PerdrixCheval, bronze à la chair perdue 3, 2013 (Courtesy Desiré Saint Phalle, Mexico City)
  • Jean-Marie PerdrixCheval, bronze à la chair perdue 3, 2013 (Courtesy Desiré Saint Phalle, Mexico City)
  • Jochen LempertMartha, 2005 (Courtesy ProjecteSD, Barcelona)
  • The Registry of Promise: The Promise of Melancholy and Ecologyinstallation view, photo Giorgio Benni
  • Marlie MulPuddle (Twig), 2014 (Courtesy Fluxia, Milan)
  • Jochen LempertFire, 2008 (Courtesy ProjecteSD, Barcelona)
  • Marlie MulPuddle (Faint Blue), 2014 (Courtesy Fluxia, Milan)

The Registry of Promise: The Promise of Melancholy and Ecology

9 maggio > luglio 2014

 

‘The Registry of Promise’ è un progetto diviso in una serie di mostre che riflettono sulla nostra relazione sempre più preoccupante con ciò che il futuro potrebbe o meno avere in serbo per noi. Le quattro mostre si concentrano e fanno leva su varie letture del significato di una promessa, da intendere come un qualcosa che nello stesso tempo anticipa un futuro – il suo compiersi o venire meno – ma che può anche esprimere una sorta di inevitabilità, sia positiva che negativa. Tale polivalenza assume una particolare intensità nell’attuale momento storico. Poichè le nozioni scientifiche e tecnologiche di progresso, inaugurate dall’Illuminismo, non hanno più lo stesso valore di un tempo, ormai abbiamo abbandonato l’illuministica visione lineare del futuro una volta presagita. Tuttavia, ciò che viene a sostituire la nostra passata concezione non sembrerebbe affatto un’alternativa: lo spettro incombente di una globale catastrofe ecologica. Partendo dalla promessa antropocentrica della modernità, a quanto pare, abbiamo ripiegato su una fede negativa nel post-umano. Eppure il futuro non è necessariamente un libro chiuso. Lontano da una visione fatalistica,‘The Registry of Promise’ al contrario prende in considerazione queste diverse modalità del futuro cerando di concepirne delle altre. Nel fare ciò cerca di valorizzare la potenziale polivalenza e mutevolezza del termine ‘promessa’.

 

Svolgendosi nel corso di un anno, ‘The Registry of Promise’ si compone di quattro mostre autonome e interconnesse che possono essere lette come singoli capitoli di un libro. Il progetto s’inaugura con la mostra ‘The Promise of Melancholy and Ecology’, presso la Fondazione Giuliani, alla quale seguono ‘The Promise of Multiple Temporalities’, al Parc Saint Léger Centre d’art contemporain, ‘The Promise of Moving Things’, presso Centre d’art contemporain d’Ivry – le Crédac, per concludersi con ‘The Promise of Literature, Soothsaying and Speaking in Tongues’, presso SBKM/De Vleeshal.

 

‘The Promise of Melancholy and Ecology’ affronta la nostra sempre più misera e conflittuale relazione con la natura. Così come tanti freudiani malinconici, siamo incapaci a quanto pare di piangere nel modo giusto la perdita di ciò che possiamo comprendere solo in modo imperfetto e parziale – ossia la natura o la nostra concezione di essa – perchè non possiamo più separarla dal nostro ego. Questa mostra esplora la nostra percezione della natura sentendola come un qualcosa di remoto, per gran parte di dominio di un passato irrecuperabile che può essere rappresentato soltanto attraverso l’estinzione, come nelle foto di Jochen Lempert dell’Alca Impennis, o Great Auk, una specie scomparsa a metà del diciannovesimo secolo. Nel corso degli ultimi vent’anni, Lempert ha fotografato 35 dei 78 esemplari estinti che si trovano nei musei di storia naturale di tutto il mondo. Le strazianti sculture in bronzo e carbone di animali mutilati dell’artista francese Jean-Marie Perdrix – realizzate con la tecnica della cera persa – affrontano analogamente il tema di una passata intimità con la natura, ma la cui infernale indessicalità non può che evocare direttamente Pompei. I tenebrosi assemblaggi detritici dell’artista belga Peter Buggenhout tendono verso una rivisitazione del concetto di ‘naturale’, investendo materiali industriali di una qualità quasi organica. Infine, le oscure pozzanghere di resina dell’artista olandese Marlie Mul, a volte modulate con mozziconi di sigaretta e sacchetti di plastica, assumono una forza di persuasione inquietante in questo contesto, come se fossero gli unici fluidi plausibili a disposizione della nostra concezione sempre più desolata della natura. Eppure nonostante tutta la sua apparente oscurità, i lavori in questa mostra sono nel complesso gesti rivolti alla possibilità che la nostra percezione di ciò che mirano a preservare invece di compiangere, potrebbe essere meno flessibile della natura stessa.

 

‘The Registry of Promise’ è una co-produzione di Fondazione Giuliani, Parc Saint Léger Centre d’art contemporain, Centre d’art contemporain d’Ivry – le Crédac e SBKM/De Vleeshal.

 

www.fondazionegiuliani.org | www.parcsaintleger.fr | www.credac.fr | www.vleeshal.nl

 

Il progetto si inserisce nell’ambito di PIANO, piattaforma preparata per l’arte contemporanea, Francia–Italia 2014-2015, concepita da d.c.a / association française de développement des centres d’art, in partnership con l’Institut français d’Italie, l’Ambasciata di Francia in Italia e l’Institut français, con il sostegno del Ministère des Affaires étrangères et du Développement international, del Ministère de la Culture et de la Communication e della Fondazione Nuovi Mecenati.

 

www.pianoproject.org

 

  • Anicka YiTenzingbaharakginaeditscottronnienikolalosangsandrafabiansamuelaninahannahelaine, 2013 © Aurélien Mole / Parc Saint Léger
  • Francisco TropaLantern, 2012 © Aurélien Mole / Parc Saint Léger (Courtesy galerie Jocelyn Wolff)
  • Andy WarholSleep, 1963 © Aurélien Mole / Parc Saint Léger (Collection of The Andy Warhol Museum, Pittsburgh / Contribution The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc.)
  • Patrick BernatchezBW (Black Watch) (detail), 2010 © Aurélien Mole / Parc Saint Léger (Courtesy the artist and Battat Contemporary)
  • Rosalind NashashibiThe Prisoner (detail), 2008 © Aurélien Mole / Parc Saint Léger
  • Juliette BlightmanThis World is not my Home, 2010 © Aurélien Mole / Parc Saint Léger (Courtesy Jacopo Menzani)

The Registry of Promise – Part Two

PARC SAINT LÉGER

The Registry of Promise:
The Promise of multiple Temporalities

Patrick Bernatchez, Juliette Blightman, Rosalind Nashashibi, Francisco Tropa, Andy Warhol, Anicka Yi

June 14–September 14, 2014
Opening Friday, June 13, 6:30pm

Parc Saint Léger, Centre d’art contemporain
Avenue Conti
58320 Pougues-les-Eaux
France

“The Registry of Promise” is a series of exhibitions that reflect on our increasingly fraught relationship with what the future may or may not hold in store for us. These exhibitions engage and play upon the various readings of promise as something that simultaneously anticipates a future, its fulfillment or lack thereof, as well as a kind of inevitability, both positive or negative. Such polyvalence assumes a particular poignance in the current historical moment. Given that the technological and scientific notions of progress inaugurated by the enlightenment no longer have the same purchase they once did, we have long since abandoned the linear vision of the future the enlightenment once betokened. Meanwhile, what is coming to substitute our former conception would hardly seem to be a substitute at all: the looming specter of global ecological catastrophe. From the anthropocentric promise of modernity, it would seem, we have turned to a negative faith in the post-human. And yet the future is not necessarily a closed book. Far from fatalistic, “The Registry of Promise” takes into consideration these varying modes of the future while trying to conceive of others. In doing so, it seeks to valorize the potential polyvalence and mutability at the heart of the word promise.

Taking place over the course of approximately one year, “The Registry of Promise” consists of four autonomous, inter-related exhibitions, which can be read as individual chapters in a book. It was inaugurated by “The Promise of Melancholy and Ecology” at the Fondazione Giualiani, Rome, in May which is followed by “The Promise of Multiple Temporalities” at Centre Parc Saint Léger, Pougues-Les-Eaux, then “The Promise of Moving Things” at Le Credac, Ivry, and will conclude with “The Promise of Literature, Soothsaying and Speaking in Tongues” at De Vleeshal, Middelburg.

Part two, “The Promise of Multiple Temporalities”, responds to the collapse of faith in progress, and the singularly conception of linear time that underpinned it with another conception of time, which is multifarious, contradictory, and nevertheless co-existent. Here time spiders out into a variety of directions, alternatively expanding, coming to a grinding halt, circling back upon itself, or transforming into water. A single revolution of Canadian artist Patrick Bernatchez’s Black Watch (2011), specially commissioned to a Swiss watch maker, requires not the usual twenty four hours to go full circle, but a thousand years, and in doing so, dwarfs human cycles of time to virtually nothing. Where this work uses the watch to extend time virtually beyond human comprehension, Portuguese, Lisbon-based artist Francisco Tropa’s Lantern (2012) goes back, so to speak, to the beginning of time. Part of his ongoing investigation of antique time-telling devices, Lantern, is a recreation of a clepsydra– an ancient device for measuring time by the regulated flow of water through a small aperture– which is then projected on the wall, like a magic lantern. English, Berlin-based artist Juliette Blightman’s This World is not My Home (2010) telescopes time onto two periods of the afternoon, 3 pm, which could be considered the dead time of the day, as well as 5 pm, which is traditionally quitting time. The work is comprised of a chair on a rug with a fire grate placed in front of an open window. Everyday at 3 pm, a single log is placed on the grate and lit, and then every day at 5 o’clock the song, “This World is not My Home” by Jim Reeves plays. Rosalind Nashashibi’s The Prisoner (2008) could be said to compress the loop embedded in Blightman’s work. This 16mm two-projector film installation, which feeds the same film through both projectors at naturally non-synchronized screenings, depicts a woman climbing a set of stairs over and over again, as if trapped in the same infernal instant. Andy Warhol’s Sleep (1963), which consists of an image of John Giorno sleeping for five hours and twenty minutes is a classic literalization of cinematic time as time. American, New York based Anicka Yi’s work Tenzingbaharakginaeditscottronnienikolalosangsandrafabiansamuelaninahannahelaine (2013) embodies, among other things, the sense of memento mori that inevitably courses through the entire exhibition. For this sculptural installation, Yi deep fried flowers in tempura batter and then placed them in a Donald Judd-like series of card board boxes full of resin. What is more, given the organic nature of this work, it is necessarily dialectical, in so far as, it is unstable and it will evolve over time.

“The Registry of Promise” is a co-production of Fondazione Giuliani; Parc Saint Léger, Centre d’art contemporain; Centre d’art contemporain d’Ivry – le Crédac; and SBKM/De Vleeshal.

The project is part of PIANO, Prepared Platform for Contemporary Art, France–Italy 2014–2015, initiated by d.c.a/French association for the development of centres d’art, in partnership with the Institut Français Italia, the French Embassy in Italy and the Institut Français, with the support of the French Ministry of Foreign Affairs, the French Ministry of Culture and Communication and the Nuovi Mecenati Foundation.