info
info

Once upon a time a clock-watcher during overtime hours

 

Edizioni Nero
Tiratura di 1000 esemplari
2011
Italiano/Inglese
20,00€

 

Pubblicato in occasione della mostra di Ahmet Öğüt, Once upon a time a clock-watcher during overtime hours, il catalogo include testi di Adrienne Drake e Bruce W. Ferguson.

 

 

 

____________________________________________

 

BRUCE FERGUSON IN CONVERSAZIONE CON AHMET ÖĞÜT

 

Bruce Ferguson in conversazione con Ahmet Öğüt

venerdì 16 settembre 2011
alle 14:00

SALT Beyoğlu
Istiklal Caddesi 136, Beyoğlu 34430 Istanbul

 

Nell’ambito della mostra Across the Slope dell’artista Ahmet Öğüt in corso presso SALE Beyoğlu, il curatore e critico Bruce Ferguson and Ahmet Öğüt discuteranno sul recente progetto dell’artista Once upon a time a clock-watcher during overtime hours presentato alla Fondazione Giuliani, Roma.

Il catalogo della mostra alla Fondazione Giuliani, che include un saggio di Ferguson, sarà presentato durante la conferenza.

Ahmet Öğüt

Wikipolis, 16mm film, 2011

Once upon a time a clock-watcher during overtime hours

30 aprile > 23 luglio 2011

 

Con spirito acutamente perspicace e tagliente, Ahmet Öğüt esamina le casualità quotidiane, i comportamenti e i gesti informali che testimoniano le più ampie strutture globali sociali e politiche. Attraverso l’uso di diversi mezzi espressivi, dall’installazione e la performance al disegno, al video, a interventi in spazi pubblici, Öğüt intreccia racconti che si dipanano tra pratica artistica e vita sociale per provocare consapevolezza critica e sottili slittamenti di prospettiva.

 

In Once upon a time a clock-watcher during overtime hours, l’artista orienta la sua pratica verso una nuova direzione, usando come risorsa una collezione d’arte. Öğüt ha selezionato opere di Marina Abramovic, Giovanni Anselmo, Carl Andre, Mircea Cantor, Peter Coffin, Cyprien Gaillard, Joseph Kosuth e Sislej Xhafa dalla Collezione Giuliani, creando intorno a ogni lavoro “atmosfere” o interventi che pongono l’attenzione sulle caratteristiche dei lavori stessi e suggerendo allo stesso tempo narrazioni sovrapposte con la prospettiva di generare e potenziare nuovi significati. Questi interventi partono dalla considerazione che nessuna opera d’arte ha una sola lettura ma è aperta a interpretazioni soggettive. Mentre rende omaggio ai lavori di questi artisti, Öğüt mette in questione l’originalità e l’intenzionalità autoriale. Egli crea testi visivi che invitano lo spettatore a riflettere intenzionalmente su un’opera d’arte mentre formula nuove considerazioni e multiple letture.

 

Dispersi nello spazio espositivo ci sono inoltre un gruppo di lavori dell’artista stesso, tra cui alcuni sono stati prodotti in occasione della mostra. Queste opere sottolineano il suo costante interesse rivolto al tempo, alle strutture sociologiche e ai meccanismi di sorveglianza e controllo. Il film in 16 mm, Wikipolis, giustappone una scena di Metropolis, film capolavoro del 1927 di Fritz Lang sulla distopia urbana, con un’immagine di un ex bunker nucleare a Stoccolma che oggi ospita un centro dati con 8000 servers, due dei quali appartengono a WikiLeaks. L’installazione interattiva, River Crossing Puzzle, trasforma un tradizionale puzzle per bambini in un gioco ludico ma carico di preconcetti politici, mentre con My Spy Desk, gli spettatori della mostra diventano involontariamente protagonisti. In definitiva, Once upon a time a clock-watcher during overtime hours, invita lo spettatore a testomoniare e partecipare a un esercizio di ironia, sfumatura e lettura a più livelli.

Ahmet Ögüt

River Crossing Puzzle, 2010 (photo Gilda Aloisi)

Ahmet Ögüt

River Crossing Puzzle, 2010 (photo Gilda Aloisi)

Ahmet Ögüt

1 of 1000 Ways to Stabilise a Wobbly Table, 2011 (photo Gilda Aloisi)

Ahmet Ögüt

1 of 1000 Ways to Stabilise a Wobbly Table, 2011 (photo Gilda Aloisi)

Ahmet Ögüt

My Spy Desk, 2011 (photo Gilda Aloisi)

Ahmet Ögüt

My Spy Desk, 2011 (photo Gilda Aloisi)

Ahmet Ögüt

Wikipolis, 2011

Ahmet Ögüt

Wikipolis, 2011 (photo Gilda Aloisi)

Once upon a time, opere Öğüt

Nora Schultz

collage, 2010

Nora Schultz, avere luogo

Installation view, photo Gilda Aloisi

Nora Schultz, avere luogo

Installation view, photo Gilda Aloisi

Nora Schultz, avere luogo

Installation view, photo Gilda Aloisi

Nora Schultz, avere luogo

Installation view, photo Gilda Aloisi

Nora Schultz

Print Station avere luogo, 2010

Nora Schultz

Print Station avere luogo, 2010

Nora Schultz

Print Station avere luogo, 2010

Nora Schultz

Chairs Times I0 & Black Square Times 2, 2010

Nora Schultz

Piece of Tunnel, 2010

Nora Schultz

Frau und Untitled am Strand, 2007 - 2009

Nora Schultz

Turning a Flat Shape Around, 2009

Nora Schultz

Car, 2009; Untitled, 2010

Nora Schultz

X-Tables, 2007

Nora Schultz

Arrow Sculpture, 2007

Nora Schultz

Ergodynamischer Stuhl 3, 2009

Nora Schultz

BMX Path, 2010

Nora Schultz

Untitled (foam mattress I), 2007

Nora Schultz

Model for Underground Airport (After Vantongerloo), 2010

Nora Schultz

Model for a Stage, 2007

Nora Schultz

Collection, 2010

Nora Schultz

Collection, 2010

Nora Schultz

Collection, 2010

avere luogo

12 ottobre > 31 dicembre 2010

 

Assi di metallo, tubi, rampe, lastre di ferro, magneti, corde, gomma. Le sculture di Nora Schultz sono quasi sempre realizzate con materiali di scarto trovati ovunque, sottratti al loro originario contesto e accostati dall’artista con apparente naturalezza sotto la quale si maschera una fitta trama di relazioni interne. Residui fragili della contemporaneità, resi deboli dall’improvvisa detrazione di originaria funzionalità, i materiali, ricollocati nello spazio espositivo, manifestano al contrario il peso della propria presenza.

 

Questa schietta materialità restituisce alle sculture di Nora Schultz l’immediatezza del momento e le rende, prima di ogni altra considerazione, autentici oggetti. Lo spettatore è chiamato di conseguenza a un confronto diretto con essi: che cosa costituisce una scultura? Che cosa costituisce un’immagine? E da cosa è costituita la sua identità culturale nel “qui e ora”? Lasciate “completamente aperte” a filtrare la dimensione spazio–temporale circostante, le sue sculture definiscono o destabilizzano il luogo in cui si trovano rendendolo ad ogni modo evidente attraverso l’installazione stessa.

 

Il termine “luogo” scelto in esplicita contrapposizione alla nozione di spazio, è il filo conduttore della mostra. Il luogo implica l’accadere di qualcosa, un movimento, un’esistenza che riflette una dimensione temporale ben precisa. Intendere la scultura come “luogo” e a sua volta il luogo come “spazio in un ambiente che è stato modificato in modo tale da rendere il contesto generale più evidente”. Questa nota citazione di Carl Andre riferita alle sue sculture prodotte semplicemente posizionando delle unità sul pavimento e alla loro capacità di creare luogo, è insieme ai postulati della Minimal Art, un importante riferimento in questa mostra.

 

In mostra sono presenti una selezione di opere realizzate da Nora Schultz negli ultimi quattro anni che dialogano all’interno dello spazio espositivo con sculture e collage prodotti invece per questa prima personale in Italia.

 

Con il progetto avere luogo, inoltre,la Fondazione Giuliani inaugura ufficialmente una serie di mostre personali che saranno dedicate ad artisti italiani e internazionali invitati a far dialogare il proprio lavoro con le opere della Collezione. avere luogo nasce però non tanto da un dialogo di Nora Schultz con alcune opere scelte dalla collezione quanto da un’attenta riflessione sulla collezione in se come elemento generatore di luoghi.  Affascinata dall’intimo rapporto che lega un collezionista alle sue opere, Schultz ripercorre i luoghi privati della collezione e ne fa una rilettura personale catturando le immagini delle opere attraverso una serie di fotografie che se da un lato riflettono la loro disposizione attuale nello spazio, dall’altro restituiscono il personale movimento dell’artista in quella precisa circostanza.

Jamie Shovlin e Lustfaust

Hiker Meat (Rough Cut), performance, 2010

Jamie Shovlin e Lustfaust

Hiker Meat (Rough Cut), performance, 2010

Jamie Shovlin e Lustfaust

Hiker Meat (Rough Cut), performance, 2010

Jamie Shovlin e Lustfaust

Hiker Meat (Rough Cut), performance, 2010

Jamie Shovlin e Lustfaust

Hiker Meat (Rough Cut), performance, 2010

Jamie Shovlin e Lustfaust

Hiker Meat (Rough Cut), performance, 2010

Jamie Shovlin e Lustfaust

Hiker Meat (Rough Cut), performance, 2010

Jamie Shovlin e Lustfaust

Hiker Meat (Rough Cut), performance, 2010

Jamie Shovlin e Lustfaust

Hiker Meat (Rough Cut), performance, 2010

Jamie Shovlin e Lustfaust

Hiker Meat (Rough Cut), performance, 2010

Hiker Meat (Rough Cut), foto della performance

Avere Luogo

 

Edizioni Nero
Tiratura di 1000 esemplari
2011
Italiano/Inglese
25,00€

 

Pubblicato in occasione della mostra di Nora Schultz, avere luogo, il catalogo include testi di Barbara Buchmaier, Adrienne Drake, Nora Schultz e Josef Strau.

 

 

 

____________________________________________

 

THE TAKING PLACE OF AN ART PUBLICATION

 

The Taking Place of an Art Publication

Martedì 21 giugno 2011
ore 19.30

Villa Romana
via Senese 68, Firenze

Presentazione del catalogo avere luogo + incontro
seguito da una selezione musicale curata da NERO

In occasione dell’uscita del catalogo avere luogo, pubblicato per la mostra monografica di Nora Schultz presso la Fondazione Giuliani di Roma nel 2010,

Nora Schultz, artista in residenza a Villa Romana, Firenze
Adrienne Drake, Curatrice della Fondazione Giuliani, Roma
Francesco de Figueiredo e Lorenzo Gigotti, NERO, Roma

discuteranno sul significato che un catalogo d’arte può avere nel contesto della produzione artistica e della realizzazione di una mostra. Su come una pubblicazione è in grado di manifestare la specifica struttura di un lavoro e come può metterla in discussione se non addirittura superarla. Può un catalogo andare oltre la sua fuzione primaria di documentare e rappresentare una mostra e i lavori nel loro complesso? Può il design diventare parte attiva o estensione di un atto espositivo? Può la collaborazione tra un artista, un curatore e dei designer rendere permeabili i confini di queste diverse posizioni rispetto alla produzione artistica?

L’incontro si concentrerà sull’importanza delle pubblicazioni nel contesto dell’arte in generale e sulla produzione e le ricezione dei libri d’arte in questi ultimi anni.

Oltre a questo, NERO presenterà il progetto editoriale legato alla rivista, un free press fondato nel 2004, e le conseguenti attività che il team editoriale realizza nell’ambito della cultura contemporanea.

Fondazione Giuliani

 

La Fondazione Giuliani per l’arte contemporanea è una fondazione privata non profit dedicata al sostegno, la ricerca e l’esposizione dell’arte contemporanea. È stata fondata nel 2010 dai collezionisti d’arte contemporanea Giovanni e Valeria Giuliani, ed è sotto la direzione di Adrienne Drake.

 

Con particolare attenzione rivolta alle pratiche e alle metodologie della generazione più giovane di artisti italiani e internazionali, la Fondazione Giuliani produce nei propri spazi tre mostre l’anno. Artisti che non hanno mai esposto prima d’allora a Roma sono invitati a realizzare una mostra personale, per la quale la Fondazione commissiona e produce nuovi lavori e pubblica un catalogo monografico che accompagna la mostra. Inoltre supporta e promuove progetti specifici fuori sede, sia a Roma sia all’estero.

 

La Fondazione è un’entità distinta dalla Collezione Giuliani; le mostre spesso però prendono la Collezione Giuliani come punto di partenza per coltivare l’approfondimento e l’interpretazione del proprio processo del collezionare. Mostre collettive selezionano opere della collezione per svelare e sottolineare fili conduttori nella collezione stessa. La fondazione produce inoltre mostre personali in cui gli artisti sono invitati a selezionare e mettere in mostra opere della collezione, posizionate come contrappunti o complementi ai loro lavori. Utilizzando la collezione come archivio, materiale di ricerca ed esperienza, gli artisti stimolano letture multiple di una singola opera d’arte, arricchendo e approfondendo il contesto del display attraverso più livelli di significato e interpretazione.

Micol Assaël

Elecktron, 2007 (photo Claudio Abate)

Simon Dybbroe Møller

Mass, Weight and Volume (Fallen into Place), 2008 (photo Claudio Abate)

Cyprien Gaillard

Real Remnants of Fictive Wars, Part II, 2004 (photo Claudio Abate)

Mona Hatoum

Drowning Sorrows (wine bottles III), 2006 (photo Claudio Abate)

Leslie Hewitt

Untitled (Connecting); Untitled (Horizon Line); Untitled (Hours), 2009 (photo Claudio Abate)

Graham Hudson

Allegory of Commodity, 2008 (photo Claudio Abate)

Alicja Kwade

Andere Bedingung (Aggregatzustand 5), 2009 (photo Claudio Abate)

Jorge Peris

Esperando el apagòn (Waiting for the blackout), 2006 (photo Claudio Abate)

Manfred Pernice

Untitled, 2009 (photo Claudio Abate)

Alessandro Piangiamore

Popcorner, 2006 (photo Claudio Abate)

Marco Raparelli

The Hole, 2008 (photo Claudio Abate)

Natascha Sadr Haghighian

I can’t work like this, 2007 (photo Claudio Abate)

Gedi Sibony

Chatterer, 2007 (photo Claudio Abate)

Nedko Solakov

The Orientation of the News, 2007 (photo Claudio Abate)

Oscar Tuazon

IT, 2009 (photo Claudio Abate)

Jeff Wall

A Sapling Held by a Post, 2000 (photo Claudio Abate)

Mutiny Seemed a Probability, opere

Artisti

 

Micol Assaël
Elecktron, 2007

 

Simon Dybbroe Møller
Mass, Weight and Volume (Fallen into Place), 2008

 

Cyprien Gaillard
Real Remnants of Fictive Wars, Part II, 2004

 

Mona Hatoum
Drowning Sorrows (wine bottles III), 2006

 

Leslie Hewitt
Untitled (Connecting), 2009; Untitled (Horizon Line), 2009; Untitled (Hours), 2009

 

Graham Hudson
Allegory of Commodity, 2008

 

Alicja Kwade
Andere Bedingung (Aggregatzustand 5), 2009

 

Jorge Peris
Esperando el apagòn (Waiting for the blackout), 2006

 

Manfred Pernice
Untitled, 2009

 

Alessandro Piangiamore
Popcorner, 2006

 

Marco Raparelli
The Hole, 2008

 

Natascha Sadr Haghighian
I can’t work like this, 2007

 

Gedi Sibony
Chatterer, 2007

 

Nedko Solakov
The Orientation of the News, 2007

 

Oscar Tuazon
IT, 2009

 

Jeff Wall
A Sapling Held by a Post, 2000

Mutiny Seemed a Probability