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Prossimamente, un progetto off-site

 

Un

progetto di arte contemporanea in collaborazione con licei delle periferie e fondazioni d’arte italiane per la riattivazione di immaginari e il riuso di spazi locali.

 

novembre 2016 > aprile 2017

Menti locali

 

MENTI LOCALI: Ritorno a Spinaceto

un progetto di

Luigi Coppola e Davide Franceschini

 

in collaborazione con

Liceo Scientifico e Linguistico Ettore Majorana

 

 Le Fondazioni di arte contemporanea della città di Roma mettono in rete le loro azioni promuovendo azioni di intervento nelle scuole e di riflessione sulla trasformazione del tessuto metropolitano, nell’ambito dell’invito rivolto al Comitato delle Fondazioni Italiane di arte contemporanea dalla Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane del MIBACT a realizzare dei progetti sui temi della riqualificazione culturale delle periferie, della partecipazione e relazione tra giovani e arte contemporanea.

Il progetto menti locali, sviluppato dalla Fondazione Giuliani, prevede la collaborazione tra artisti visivi e scuole superiori volta al racconto e alla valorizzazione di storie, comunità e spazi che costituiscono il patrimonio offerto dalle periferie urbane. menti locali individua nella didattica un luogo privilegiato per costruire spazi di ricerca e diffusione della cultura contemporanea, e nella scuola un osservatorio sul territorio capace di ripensare la produzione e distribuzione delle esperienze estetiche.

 

In questa occasione la Fondazione Giuliani ha collaborato con il Liceo Scientifico e Linguistico Ettore Majorana di Spinaceto invitando gli artisti Luigi Coppola e Davide Franceschini a realizzare insieme agli studenti un progetto che partendo dall’esplorazione del territorio è terminato con la realizzazione di un’opera collettiva.

 

Ritorno a Spinaceto è il risultato di un dialogo che ha impegnato artisti, studenti e il quartiere dal mese di novembre 2016 a marzo 2017, culminato in una residenza di produzione di una settimana.

 

Nell’ambito di una serie di incontri a cadenza mensile gli studenti insieme agli artisti hanno lavorato alla mappatura del quartiere–realizzato nell’ambito del Piano Regolatore Generale a partire dal 1965–ricostruendone la storia per riscoprirne lo spirito utopico con cui era stato immaginato. I ragazzi hanno poi intervistato gli abitanti del quartiere per capirne le potenzialità e le mancanze. Infine, lavorando sul concetto di Utopia e sui testi di William Morris (1834–1896), designer tessile, artista e scrittore inglese, fondatore del movimento Arts & Crafts, gli studenti hanno immaginato una società che nel futuro potesse ritornare nel quartiere e rifondarlo su basi comunitarie e egualitarie. A partire da queste narrazioni ideate dagli studenti, sono stati elaborati due interventi artistici: uno nel parco campagna e uno nel centro che ospita la sede del municipio, luoghi che nel progetto originario di Spinaceto volevano indicare nella relazione tra natura e cultura una utopia realizzabile. Nel corso della settimana di residenza i ragazzi insieme agli artisti si sono presi cura di questi due luoghi degradati perché dimenticati, ma centrali per l’identità del quartiere. Li hanno puliti, curati e vi hanno realizzato due opere ambientali, che sono servite anche da sfondo per una serie di tableaux vivants in cui i ragazzi hanno interpretato una immaginaria società utopica del futuro.

 

La documentazione dell’intero progetto è stata presentata nell’ambito di due mostre: una prima tappa si è svolta presso le due sedi della scuola il 4 aprile e si è conclusa con la visita delle opere ambientali, introdotte dagli studenti. La seconda è uno sviluppo ulteriore

del progetto presso la Fondazione Giuliani, con interventi in situ che risemantizzano e raccontano l’intervento nel quartiere.

 

Menti locali: Ritorno a Spinaceto è un progetto prodotto da Fondazione Giuliani e MIBACT (Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane) a cura di Adrienne Drake e Cecilia Canziani, sviluppato e coordinato da Luigi Coppola e Davide Franceschini in collaborazione con gli studenti del Liceo Scientifico e Linguistico Ettore Majorana: Michele Amicarelli, Riccardo Barboni, Martina Bovi, Martina Cacciola, Elisa Carpentieri, Francesco Cerqua, Giulia Colamarrtino, Alice Donatone, Amir Elnahss, Edoardo Fedeli, Giorgia Frigeri, Francesco Grossholz, Gabriele Lalli, Gabriele Lausdei, Giorgia Liberati, Beatrice Maiolatesi, Andrea Marcellini, Emma Palombelli, Valerio Parente, Diego Picucci, Camilla Pozzi, Giulia Quaglieri, Giacomo Tacconi, Mattia Talarico, Federico Tallarico, Maria Tisano, Emilia Trombetta, e coordinato per il Liceo Majorana da Patrizia Bucciarelli e Daniela D’Alia.

 

http://ritornoaspinaceto.blogspot.it

 

Si ringraziano:

Liceo Scientifico e Linguistico Ettore Majorana, Tre Pini Garden S.r.l., Grafiche Giorgiani (Castiglione D’Otranto – LE), Associazione “Per la Strada” di Spinaceto, CSOA Auro e Marco, Aula Studio Spinacity.

 

 

Liceo Scientifico e Linguistico Ettore Majorana

Via Carlo Avolio, 111 – 00128 Roma

www.liceomajorana.gov.it

 

 

MIBACT

 

  • Micol AssaëlSleeplessness, 2003-2004 (Courtesy Galleria Bonomo, Bari, photo Camilla Croce)

Prossimamente in Fondazione

 

La Fondazione Giuliani è lieta di presentare la mostra In that memory all things nurse, una mostra collettiva curata da Adrienne Drake.

 

Inaugurazione giovedì 13 ottobre 2016

dalle 18:00 alle 21:00

 

dal 14 ottobre al 22 dicembre 2016

 

Dal 1 settembre lo staff della Fondazione Giuliani sarà a lavoro sulla prossima mostra. Saremo chiusi al pubblico fino al 12 ottobre e per qualunque informazione potete scrivere a info@fondazionegiuliani.org o contattarci al numero 0657301091

 

 

  • The Registry of Promise: The Promise of Literature, Soothsaying and Speaking in Tonguesinstallation view
  • Becky BeasleyA Storage Space (After Faulkner), 2008 (Courtesy Laura Bartlett Gallery, London)
  • Michael Deanhnnnhhnnn-hnnnhnnnnh (Analogue Series), 2014 (Courtesy de kunstenaar, Herald St., Londen, Supportico Lopez, Berlijn)
  • The Registry of Promise: The Promise of Literature, Soothsaying and Speaking in Tonguesinstallation view
  • Reto PulferHermetisch (Pencils vs Papers), 2006
  • The Registry of Promise: The Promise of Literature, Soothsaying and Speaking in Tonguesinstallation view
  • Lucy SkaerUntitled (Le Siege), 2009
  • Jean-Luc MoulèneEchantillon / Monochrome, New York, March, 2010 (Courtesy de kunstenaar & Galerie Chantal Crousel, Paris)
  • The Registry of Promise: The Promise of Literature, Soothsaying and Speaking in Tonguesinstallation view
  • Matt MullicanChart, 2003
  • Carlo Gabriele TribbioliReperti per il prossimo milione di anni (Archivio), 2007/2009/2012 (Courtesy Laura Bartlett Gallery, London)

The Registry of Promise – Part Four

 

The Registry of Promise:
The Promise of Literature, Soothsaying and Speaking in Tongues

 

Becky Beasley, Michael Dean, Jean-Luc Moulène, Matt Mullican, Reto Pulfer, Lucy Skaer and Carlo Gabriele Tribbioli

 

Curated by Chris Sharp

 

The Registry of Promise is a series of exhibitions that reflect on our increasingly fraught relationship with what the future may or may not hold in store for us. These exhibitions engage and play upon the various readings of promise as something that simultaneously anticipates a future, its fulfillment or lack thereof, as well as a kind of inevitability, either positive or negative. Such polyvalence assumes a particular poignancy in the current historical moment. Given that the technological and scientific notions of progress inaugurated by the enlightenment no longer have the same purchase they once did, we have long since abandoned the linear vision of the future the enlightenment once betokened. Meanwhile, what is coming to substitute our former conception would hardly seem to be a substitute at all: the looming specter of global ecological catastrophe. From the anthropocentric promise of modernity, it would seem, we have turned to a negative faith in the post-human. And yet the future is not necessarily a closed book. Far from fatalistic, The Registry of Promise takes into consideration these varying modes of the future while trying to conceive of others. In doing so, it seeks to valorize the potential polyvalence and mutability at the heart of the word promise.

 

Taking place over the course of approximately one year, The Registry of Promise consists of four autonomous, inter-related exhibitions, which can be read as individual chapters in a book. It was inaugurated by The Promise of Melancholy and Ecology at the Fondazione Giuliani, Rome, then followed by The Promise of Multiple Temporalities at Parc Saint Léger, centre d’art contemporain, Pougues-Les-Eaux, then The Promise of Moving Things at Centre d’art contemporain d’Ivry – le Crédac, Ivry-sur-Seine, and will conclude with The Promise of Literature, Soothsaying and Speaking in Tongues at De Kabinetten van De Vleeshal, Middelburg.

 

The Promise of Literature, Soothsaying and Speaking in Tongues

 

The fourth and final part of The Registry of Promise: The Promise of Literature, Soothsaying and Speaking in Tongues, addresses language, modes of writing and the book. Stretched to its breaking point while being at once materialized and dissolved into a certain opacity, language assumes a plastic quality in this exhibition– as if it were something that could be grabbed onto and held, and yet remained entirely beyond one’s grasp. What is more, in this exhibition language has been made to shed its practical capacity of communication, entering into a much more marginal space of purpose, while nevertheless seeking to foster a productive, if at times, sinister reverie.

 

All the artists included in this exhibition have a close relationship to language, but one which varies both formally and referentially. Becky Beasley and Michael Dean possess a distinctly literary approach, as in Beasley’s paper back-sized sculpture A Storage Space (After Faulkner), 2008. Fashioned out of Black American Walnut and black glass, this sculpture, whose dimensions is the same as two, identical Penguin editions of William Faulkner’s As I Lay Dying, borrows the aesthetic vocabulary of minimalism, underlining its historical antagonism to narrative and effectively funereal character through the definitive closure of the book– a closure that nevertheless does not shut down narrative possibility, but rather opens it up through its very absence. This more pointed literary work is complemented by the suspended rotating sculpture, Bearings, 2014. This three meter long, brass cast is made from nine twigs collected by the artist’s father from wind-fall after the St. Jude storm. Assembled as such, they could be read as a syntactical construction evocative of a divining rod. Michael Dean’s hnnnhhnnn-hnnnhnnnnh (Analogue Series), 2014, consists of a dictionary drenched in red ink and left out in the sun to dry. Twisted and gnarled, it resembles a large, red tongue, itself beleaguered and ultimately disfigured by language. Other artists, such as Jean-Luc Moulène and Lucy Skaer sublimate language into form, transposing it into something that at once transcends and remains immured in a decidedly unintelligible signification. Moulène’s Echantillon/Monochome, New York, March 2010, for instance, comprises four panels, which have been uniformed colored with Bic felt markers. Readable as so many palimpsests laboriously transformed into monochromes, these panels speak to a glut and total saturation of word stuffs. Lucy Skaer’s sculptural installation Untitled (Le Siège), 2009, consists of a table whose surface has been carved into an 0 and which she uses to draw prints from. Language’s communicative function is subordinated to a seemingly counterintuitive image-making process. The work of Matt Mullican, Reto Pulfer and Carlo Gabriele Tribbioli address language as something that exists between divination, world-making and speaking in tongues. While Matt Mullican is known for entering trance states to draw and write, elaborating systems as he proceeds,  as exemplified in the complex drawing Chart, 2003, presented here, the work of Reto Pulfer creates sculptures and installations based on his own private language systems. The work Hermetisch, 2006, which involves cards, language and sticks, is activated by a performance in which chance and language determine the overall structure of the final result, which is evocative of a kind of soothsaying ritual. Finally Carlo Gabriele Tribbioli’s installation Reperti per il prossimo milione di anni (2007-09) is the byproduct of an attempt to create a myth and ritual in the 21st century, whose primary audience is located in the future. Composed of everything from performance, photography, drawing, video, sculpture and installation, the final product consists of a meticulously and methodically constructed archive, which, for all its will to fashion a future myth, is ultimately inscrutable.