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  • Lili Reynaud-DewarWhy Should Our Bodies End At The Skin?, 2012. Courtesy the artist and Galerie Emanuel Layr. Photos: Roberto Apa
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  • Lili Reynaud-DewarWhy Should Our Bodies End At The Skin?, 2012. Courtesy the artist and Galerie Emanuel Layr. Photos: Roberto Apa
  • Lili Reynaud-DewarWhy Should Our Bodies End At The Skin?, 2012. Courtesy the artist and Galerie Emanuel Layr. Photos: Roberto Apa

Beauty Codes a Cura.Basement Rome


BEAUTY CODES
(order/disorder/chaos)

 

Un progetto ideato e curato da


CURA.BASEMENT Roma
Fondazione Giuliani Roma
#kunsthallelissabon Lisbona

 

All’origine del pensiero moderno si configura la contrapposizione tra ordine e disordine, “impulsi e tendenze antitetici, dalla cui modulabile combinazione scaturisce in ogni tempo l’opera d’arte”. Partendo dallo schematico binomio elaborato da Friedrich Nietzsche ne La Nascita della tragedia, la mostra Beauty Codes (order/disorder/chaos), nata dal lavoro congiunto di tre spazi internazionali – CURA.BASEMENT Roma, Fondazione Giuliani Roma, #kunsthallelissabon Lisbona – si sviluppa, nell’arco di sei mesi, in tre tappe successive, ripercorrendo attraverso un graduale processo di stratificazione, accumulazione e successiva sottrazione, un percorso di ricerca legato al passaggio da una condizione di ordine e armonia a quella del caos, attraverso una fase in cui il lavoro di dodici artisti internazionali scompone l’assetto originario, moltiplica i punti di vista, allenta i confini dell’opera, sovverte i ruoli e dà vita infine a un nuovo ordine, a un nuovo assetto di oggetti e tracce delle precedenti azioni.


PROLOGO

CURA.BASEMENT Roma
Lili Reynaud-Dewar

 

Il lavoro Why should our bodies end at the skin? (2012) dell’artista francese Lili Reynaud-Dewar rappresenta il trait d’union di una pièce articolata in tre atti e stage distinti, quando in uno stato di ordine, armonia e quiete, il narratore-autore preannuncia il climax degli eventi successivi. Come all’interno della tradizione classica, la voce narrante è qui chiamata a introdurre l’azione scenica prima del suo vero e proprio inizio, a raccontare gli avvenimenti e le conseguenti azioni che, attraverso un percorso asistematico, arrivavano alla perdita di controllo, al capovolgimento dei ruoli, al disordine, alla moltiplicazione di forme e prospettive e infine alla ricomposizione (mai ordinata) dell’assetto precedente.
Il lavoro di Lili Reynaud-Dewar da sempre incentrato sul rapporto tra corpo, linguaggio, letteratura e identità costituisce nell’ambito della mise en scéne della mostra il deus ex machina di antica memoria, la voce narrante che accompagna il complesso svolgersi dell’intera performance. Esordisce con un assolo rivolto direttamente al pubblico in cui introduce il susseguirsi di future vicende:


Perché la pelle rappresenta la parte finale dei nostri corpi?

 

La video-performance, ambientata nell’anfiteatro romano di Arles, porta l’artista a elaborare una diversa riflessione sul corpo umano. Pur afferendo nel compiersi dell’azione alla tradizione classica, volta alla proporzione armonica e formale del corpus scultoreo, l’artista parla qui di oggetti reiterati, contravvenendo proprio a quella tradizione e annunciando, nel compromettere l’ordine stabilito, gli eventi successivi:


Penso che queste figure convulse, con le loro pose abbastanza demenziali, siano una specie di fantasia, per cui tali figure molto formali potrebbero di colpo iniziare a muoversi di loro iniziativa, emancipate dal loro ruolo nella società, e diventare trasgressive
(L.R.D.).

 

Una performance in potenza, dunque, in procinto di muoversi, danzare, ribellarsi alla misura statica che viene imposta loro. Altresì il fatto che la scena si svolga nella zona del teatro normalmente destinata al pubblico, preannuncia un sovvertimento di regole e ruoli.

 

Gli oggetti reiterati, le parti del corpo, escono dalla narrazione e si palesano nello spazio espositivo. Essi stessi, così come il suono, diventano scultura, protagonisti già di nuovi scenari. Nuovi attori, protagonisti di altri palcoscenici. La riproduzione, nello spazio reale, della forma ormai compiuta dell’oggetto scolpito, osservato altresì nel suo farsi, porta in scena un topos della storia dell’arte, quello della rappresentazione nella stessa scena dei tempi consecutivi della medesima narrazione. Ma altresì rapportato alla finzione del tempo rappreso, il prima e il dopo della stessa azione.

 

 

ATTO I

Fondazione Giuliani, Roma
opening 21 maggio
fino al 17 luglio

Lili Reynaud-Dewar, Pedro Barateiro, Pablo Bronstein, Haris Epaminonda, Fischli/Weiss, Jacopo Miliani, Amalia Pica, Alexandre Singh, Daniel Steegmann Mangrané


ATTO II

#kunsthallelissabon Lisbona
opening 27 luglio
fino a 17 ottobre

Lili Reynaud-Dewar, Haris Epaminonda, Luca Francesconi, Jacopo Miliani,
André Romão, Daniel Steegmann Mangrané