Scott Burton
by Oscar Tuazon
con Scott Burton, Beau Dick, Peter Fend, Jackie Ferrara, Martino Gamper, Bruce Goff, Elias Hansen, Bea Schlingelhoff, Oscar Tuazon
âLa base, o il piedistallo, è una forma specializzata del tavolo.â
– Scott Burton
Ho intitolato la mostra âScott Burtonâ perchĂŠ dovevo scegliere un nome che esprimesse il mio stato dâanimo. Probabilmente avrebbe avuto piĂš senso prendere il titolo da Bea Schlingelhoff, e chiamarla âFuck The Participantâ, un gioco di parole che avrebbe descritto piĂš precisamente il dualismo presente nel lavoro di Burton, sottilmente perverso, antagonista, sexy. Câè un bellissimo autoritratto di Burton, in posa con una parrucca Afro e la faccia bianca, vestito con la salopette e un enorme dildo, che potrebbe benissimo essere il sottotitolo di Fuck the Participant.
Credo di aver provato a diventare Scott Burton. Non so come fanno gli altri, ma io ho fatto cosĂŹ. Ed è stato strano. Un demone è entrato nella mia testa. Allâimprovviso ero solo dentro la casa di quel demone. Ho provato a costruire i piedistalli, ho provato a costruire i tavoli. Ho letteralmente pensato di diventare unâaltra persona, indossavo una maschera di Beau Dick. Dick fa maschere della tradizione cerimoniale Kwakiutl, oggetti designati ad avere una funzioneâma unâidea di funzionalitĂ che si espande per includere stati e sogni allucinogeni. Chiamatela utilitĂ psichica. Io non so come chiamarla, ma so quello che fa. Sono sicuro che Dick indossa le maschere mentre le costruisce, come Martino Gamper testa una sedia, sedendovisi, collaudandola col suo corpo. Che è qualcosa che non puoi dire della pittura. Bea dice âla pittura è una tecnica che potrebbe essere intrinsecamente sospettaâ, ed io tendo ad essere dâaccordo con lei.
I rendering di Bruce Goff, lâoriginale architetto criminale, sembrano piĂš illustrazioni di fantascienza che architetture tradizionali. Si può immaginare Goff, in pigiama di seta, mentre costruisce nella sua testa scale frattali in cristallo, porta alla luce orbite, indora lâintero portale, dentro e fuori. Anche io e Elias ci abbiamo provato, non è andata bene. Jackie Ferrara ha adottato un approccio piĂš sistematico, rigoroso e lineare, un metodo che si ripete. Ferrara, uno dei pochi artisti che si sono avventurati nella pericolosa zona tra la scultura e lâarredo prima di Burton, è conosciuta principalmente per i lavori tridimensionali. Lâampia selezione di disegni e fotografie inclusi nella mostra, sebbene appartenga a un periodo che va dal 1981 al 2007, dimostra una notevole coerenza. Senza pretese e sobri, i disegni hanno una rara chiarezza didatticaâleggendoli è quasi unâesperienza fisica.
Scott Burton fu invitato a disegnare le sedute per la galleria dâarte del Massachusetts Institute of Technology mentre stavano ancora progettando lâedificio e trascorse molto tempo a studiare le planimetrie con lâarchitetto, I. M. Pei, focalizzandosi alla fine su un particolare elemento dellâedificio. La proposta di Burton fu una panchina di granito nella hall, il cui schienale fungeva da ringhiera del mezzanino del palazzo, scomparendo silenziosamente nellâarchitettura dellâedificio. Da un altro punto di vista, la proposta di Burton travisa la funzione prestabilita dello spazio, creando una zona di confusione al centro dellâedificio. Credo che questo si chiami âdominare dal basso.â Certo, questo gesto radicale era illegale poichĂŠ trasgrediva il regolamento edilizio sullâutilizzo e sullâaltezza della ringhiera. La proposta fu considerata troppo pericolosa da realizzare, e quindi Burton trasformò lâidea iniziale in unâelegante e sobria panchina che seguiva a distanza la curva della ringhiera, sparendo di nuovo.
Il lavoro di Burton è caratterizzato da invisibilitĂ âperversamente banale, non appariscente, brutto, doloroso sui genitali, masochisticoâe una specie di brutale auto-riconoscimento, realismo doloroso. Brancusi ha trovato un nome, âscultura pragmaticaâ che a Burton piaceva usare, ma lui era piĂš severo con se stesso rispetto a Brancusi. Mentre Burton era un vero nichilista, Peter Fend rimane, per qualche oscura ragione, un incurabile ottimista, lâunica persona che mi viene in mente che ancora crede, ardentemente, nella potenzialitĂ rivoluzionaria di unâopera dâarte nel trasformare il mondo. Quello che condividono, a parte un amore masochista per il fallimento, è un ideale visionario e ispirante di unâarte invisibile, ubiqua, elementare. Viva nel mondo. E, come i disegni di Ferrara, decisamente parziale, incompletaâistruzioni che attendono azione.
Lâessenza di una sedia è che quando la stai usando non la stai guardando. Può una scultura di una sedia può essere anche una sedia, può una cosa può avere una doppia identitĂ , essere raddoppiata, transessualizzata, perchĂŠ non può una cosa può essere due cose?
Loading...