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  • Jay Heikes & Michael StickrodFrog Prints, 2008
  • Consequencesinstallation view at Fondazione Giuliani, Rome, 2015, photo Giorgio Benni
  • Jay HeikesThe Family Tree, 2003
  • Consequencesinstallation view at Fondazione Giuliani, Rome, 2015, photo Giorgio Benni
  • Consequencesinstallation view at Fondazione Giuliani, Rome, 2015, photo Giorgio Benni
  • Jay Heikes, Todd Norsten, Conny PurtillUfficio, 2015
  • Gedi SibonyFountain Feet, 2015
  • Consequencesinstallation view at Fondazione Giuliani, Rome, 2015, photo Giorgio Benni
  • Jay HeikesDaily Rituals (Tuesday), 2015
  • Jay HeikesOur Frankenstein (bottom), 2015
  • Todd NorstenHow to Compromise, 2015
  • Todd NorstenHow to Compromise (detail), 2015
  • Consequencesinstallation view at Fondazione Giuliani, Rome, 2015, photo Giorgio Benni
  • Justin SchleppL'altro è anche un fuggiasco, 2015
  • Consequencesinstallation view at Fondazione Giuliani, Rome, 2015, photo Giorgio Benni
  • Justin SchleppUntitled (detail), 2008 – 2015
  • Consequencesinstallation view at Fondazione Giuliani, Rome, 2015, photo Giorgio Benni
  • Jay HeikesOrigins of Smut, 2015
  • Consequencesinstallation view at Fondazione Giuliani, Rome, 2015, photo Giorgio Benni
  • Consequencesinstallation view at Fondazione Giuliani, Rome, 2015, photo Giorgio Benni
  • Jay HeikesOur Frankenstein (top), 2015
  • Consequencesinstallation view at Fondazione Giuliani, Rome, 2015, photo Giorgio Benni
  • Jessica Jackson HutchinsPainted with Starts, 2015
  • Jessica Jackson HutchinsPainted with Starts (detail), 2015
  • Consequencesinstallation view at Fondazione Giuliani, Rome, 2015, photo Giorgio Benni
  • Consequencesinstallation view at Fondazione Giuliani, Rome, 2015, photo Giorgio Benni
  • The Unknown ArtistEncore, 2014
  • Consequencesinstallation view at Fondazione Giuliani, Rome, 2015, photo Giorgio Benni
  • Conny PurtillThe Ground: Carl the Eagle, 2009

CONSEQUENCES

10 ottobre > 12 dicembre 2015

 

Un progetto di Jay Heikes con contributi di Felix Culpa, Jessica Jackson Hutchins, Ari Marcopoulos, Josiah McElheny, Todd Norsten, Conny Purtill, Justin Schlepp, Gedi Sibony, Michael Stickrod, The Unknown Artist e il fantasma di Lee Lozano.

 

“Consequences è un tentativo di mantenere un impulso di collaborazione artistica in atto. Alla fine, terribile come suonava il termine ‘collaborazione’ a causa del suo abuso e difetto, l’ho scartato sperando che la mostra riveli solo lo spazio rimasto: lo spazio esistente tra un piccolo gruppo di artisti infatuati l’uno dell’altro e che sospettano leggermente del mondo esterno. Quando stavo lavorando alle prime versioni della mostra, cercando un nuovo modo di cambiare l’abituale processo creativo, mi è venuto in mente il film Le Cinque Variazioni di Lars Von Trier. Nel modo in cui sviluppiamo e scivoliamo nei rituali ripetitivi che produce ogni linguaggio c’è il pericolo che diventi prevedibile e manieristico, anche per sé stessi. I surrealisti lo sapevano e provarono a contrastare questa noia inevitabile praticando un gioco da salotto che aveva lo stesso nome di questa mostra, Consequences. Come nell’esempio surrealista, attraverso il caso e una semplice piega, numerosi autori hanno esplorato quello che io vedo sempre più come base delle nostre riflessioni quotidiane: un mix di narrazioni personali, riferimenti stratificati ed emozioni fuse insieme.

 

Nel 2009, Conny Purtill mi parlò del suo desiderio di concepire un nuovo metodo di lavoro, descrivendolo come ‘inefficiente’. Con sorpresa, dovuta al fatto che sapevo quanto fosse efficiente come persona, capii che la sua intenzione era di trasformare il meccanismo di concezione dell’opera d’arte in una sfida che prima di tutto prevedesse la realizzazione di una ‘base’ per il lavoro di un altro artista. Canalizzando una particolare combinazione d’influenze, dall’esempio di Carl Andre a Donald Rumsfeld, i Grounds di Purtill erano destinati ad un preciso numero di artisti che in seguito accettarono il sotteso contratto. Fino ad oggi il risultato è stato bizzarro e in un certo senso intrappolato in un tempo che può definirsi ‘pressurizzato’. L’inizio della trattativa era segnato dall’arrivo, tramite posta, di una tela perfettamente imballata; dopo averla scartata, la superficie scoperta rivaleggiava in quanto a pregevolezza con il marmo, ottenuta dipingendo e levigando diversi strati di gesso, inchiostro indiano e grafite. La domanda successiva, che sono certo si sia posta ogni persona che abbia ricevuto una ‘base’, è: “Posso toccarla?”. La maggior parte lo ha fatto e le aggressioni e le tracce rimaste sulle basi sono state presentate solo due volte prima di questa mostra. In un certo senso, Consequences è come l’albero che sta ancora crescendo dai semi gettati da Conny e proprio per questa ragione gli ho chiesto di concepire insieme una mostra all’interno di una mostra strettamente dedicata ai suoi Grounds. Ci siamo quindi reciprocamente invitati e in seguito lui, come curatore, ha coinvolto sé stesso insieme a Todd Norsten, Felix Culpa, Josiah McElheny e Ari Marcopoulos.

 

Un altro principio organizzativo al quale s’ispira la mostra proviene dalla lettura del libro Afterall, dedicato al lavoro Dropout Piece di Lee Lozano e dall’incontro con l’autrice del testo, Sarah Lehrer-Graiwer, che mi ha parlato del suo studio dedicato ai lavori di Lozano di difficile formalizzazione. Sono rimasto colpito dal fatto che Dropout Piece sarebbe potuta non essere affatto un’opera Lee Lozano ma piuttosto una sfida o una proposta rivolta ad una generazione di artisti che potrebbero riprendere il controllo delle proprie azioni o, come minimo, morire provando. L’approssimazione dei parametri mi ha portato in primo luogo a riflettere su come stessi rifabbricando gli elementi e gli strumenti per cambiare il mio lavoro, che esso fosse ancora un modo per cambiarne il processo e, come Lozano, che gli strumenti e il processo diventino ogni cosa da cui valga la pena essere ossessionati. Io sono un artista ‘da studio’ nel senso pieno della routine quotidiana e dei suoi movimenti ripetitivi che mi porta ad una follia tale che includere il Fantasma di Lee Lozano è un tributo a un artista la cui memoria influenza la forma di qualunque cosa riguardi questa mostra; un equivoco irriverente che potrebbe essere basato più su uno scherzo che su altro.

 

Come ogni mostra ha il suo racconto, questo comincia con qualcuno che si è arrabbiato con me, conseguenze che forse sono adatte a una mostra che ha questo titolo. Dopo aver già organizzato un ciclo di mostre, dal 2012 al 2014, intitolato Trieste, insieme ad un gruppo di artisti sulla stessa lunghezza d’onda, sono entusiasta che la sua evoluzione sia stata più difficile da gestire e i risultati più soddisfacenti, provocatori e problematici. In alcuni casi, in particolare con Jessica Jackson Hutchins, Justin Schlepp e Gedi Sibony, durante l’organizzazione, ho compreso che c’è un momento in cui un singolo artista può scavalcare le intenzioni collaborative, prendendo posizione, dando origine a una sorta di autorialità esclusiva. Questa potrebbe essere da sola la riflessione più preziosa da trarre da un’esperienza che ha comportato un anno speso in comiche interazioni, oscillante tra l’acquisto di un gabinetto esterno e di un tavolo da pic nic ad uso telepatico, rane in Danimarca, una scatola piena di cartone e legno, uno sgabello con qualcosa da insegnarci e il rendersi conto che tracciamo l’un l’altro un anormale albero genealogico. Tutti gli artisti che sono stati al gioco, accettando una serie di condizioni affatto ideali, Jessica Jackson Hutchins, Gedi Sibony, Todd Norsten, Michael Stickrod, The Unknown Artist, Conny Purtill, Justin Schlepp, Felix Culpa, Josiah McElheny, Ari Marcopoulos e il fantasma di Lee Lozano, hanno inconsapevolmente creato insieme un giardino, un giardino in stile molto americano: ubriaco, sciocco, colorato e di gusto marginale.”

 

- Jay Heikes

LABORATORIO DIDATTICO

 

In occasione della mostra Consequences la Fondazione Giuliani presenta un laboratorio didattico basato sul valore dell’opera d’arte come strumento di collaborazione. Genitori e bambini saranno invitati a partecipare ad una visita guidata dell’esposizione alla scoperta delle tecniche e dei materiali delle opere e sopratutto delle modalità di creazione collettiva adottate dai singoli artisti artisti. Seguiti dallo staff della Fondazione, i più piccoli saranno poi coinvolti in un progetto creativo da realizzare tutti insieme, attraverso forme e disegni ispirati alle opere. Obiettivo del laboratorio è stimolare la fantasia facendo dialogare e collaborare i bambini per creare una piccola favola composta di immagini.

 

Prenotazione obbligatoria: info@fondazionegiuliani.org