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Giulia Piscitelli, Rischi minori

Installation view, photo Gilda Aloisi

Giulia Piscitelli

Rischi minori, 2010

Giulia Piscitelli

Rischi minori, 2010

Giulia Piscitelli, Rischi minori

Installation view, photo Gilda Aloisi

Giulia Piscitelli

Untitled, 2010

Giulia Piscitelli, Rischi minori

Installation view, photo Gilda Aloisi

Giulia Piscitelli

Line, Do Not Cross, 2010

Giulia Piscitelli

Italsider Io Pallone, 1996

Giulia Piscitelli

Neopolitan Windows, 2010

Giulia Piscitelli

Neopolitan Windows, 2010

Giulia Piscitelli, Rischi minori

Installation view, photo Gilda Aloisi

Giulia Piscitelli

Untitled \'95, 1995 (video still)

Giulia Piscitelli

Unter den Linden, 2008 (video still)

Giulia Piscitelli

Scintilla, 2010

Giulia Piscitelli

Little Italy, 2010

Giulia Piscitelli

Little Italy, 2010 (detail)

Giulia Piscitelli

Personal Belongings, 2010

Giulia Piscitelli

Artissima, 1995

Giulia Piscitelli

When things cast no shadow, catalogo 5th Berlin Biennial for Contemporary Art, 2008

Giulia Piscitelli

Tornado (il formidabile destriero di Zorro), 2009

Giulia Piscitelli

Quando inseguo la mia ombra, 2009

Giulia Piscitelli, Rischi minori

Installation view, photo Gilda Aloisi

Giulia Piscitelli

Plessimetro, 2009 (video still)

Rischi minori

25 gennaio > 2 aprile 2011

La Fondazione Giuliani per l’arte contemporanea presenta la mostra personale di Giulia Piscitelli dal titolo Rischi minori, la prima a Roma e la più ampia tra quelle sinora realizzate dall’artista. Curata da Stefano Chiodi, la mostra raccoglie un nutrito gruppo di opere che testimoniano un percorso tra i più originali del panorama artistico degli ultimi anni.

Giulia Piscitelli rivolge alla contemporaneità uno sguardo acuto e imprevedibile, in cui l’esplorazione della dimensione quotidiana, in chiave sociale e individuale al tempo stesso, porta allo scoperto tratti grotteschi e paradossali, un umorismo amaro e malinconico che si mescola a un’aggressiva ironia. Utilizzando un’ampia gamma di mezzi espressivi – dal disegno al video, dalla pittura alla fotografia e all’installazione – l’artista agisce di volta in volta con il distacco dell’etnologo e la partecipazione empatica del testimone privilegiato; le zone marginali delle città e le periferie industriali diventano lo scenario ideale di una ricerca che ha come oggetto un’umanità dispersa, confusa, dalla vitalità contraddittoria, che nei suoi tic, nelle sue ossessioni, nella sua frammentata routine esistenziale appare incarnare una condizione comune a tutti nell’epoca attuale.

Il percorso della mostra si snoda tra installazioni, proiezioni video, fotografie, “pitture” e lavori su carta, in cui tornano alcuni temi cari all’immaginario dell’artista: il contrasto tra fragilità e resistenza, la sfera del “lavoro” e quella del corpo, le mitologie del potere e del denaro, l’attrito tra dimensione politica e soggettività, il lavorio del tempo e della memoria. L’insieme comprende, tra altri elementi, la complessa installazione Protocollo, centrata sul trauma della malattia, “smontato” nelle sue componenti mentali e fisiche, una serie di abiti da lavoro, racchiusi nel lattice sino a trasformarsi in “oggetti” ormai inutilizzabili, un gruppo di video realizzati tra anni novanta e duemila in cui l’artista rivolge la sua attenzione allo scenario domestico e alla dimensione psichica attraverso immagini che equivalgono a dispositivi di risensibilizzazione, a macchine mentali il cui compito è rendere visibili traumi e conflitti, sino a Neopolitan Windows, raffigurazioni astratte di finestre osservate nel corso di viaggi. Con Rischi minori Giulia Piscitelli offre un quadro esauriente delle complesse sfaccettature della sua opera e insieme la misura della sua forza e della sua autenticità.

Jamie Shovlin, Hiker-Meat (Rough Cut)

Hiker Meat (Rough Cut)

mercoledì 2 febbraio 2011 alle 20.00

Una performance di Jamie Shovlin e Lustfaust
Teatro Eliseo
via Nazionale 183, Roma

La performance, Hiker Meat (Rough Cut), è coordinata da Ilaria Gianni

Organizzazione di Fondazione Giuliani per l’arte contemporanea

In collaborazione con Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione – Sovraintendenza ai Beni Culturali

L’artista britannico Jamie Shovlin è interessato al rapporto tra verità e finzione, realtà e costruzione, storia e memoria. Il nuovo progetto dell’artista, Hiker Meat, è un omaggio al cinema d’exploitation degli anni ’70 e ricostruisce la storia di un film mai realizzato, attraverso i materiali e gli studi che lo hanno costituito. Nella mostra al MACRO, a cura di Elena Forin e prorogata fino al 13 marzo, lo spettatore viene trasportato nel mondo del film Hiker Meat presentato da Shovlin insieme all’archivio delle fasi progettuali e degli oggetti di scena, dei costumi, dei dialoghi e dei trailer che ne hanno accompagnato l’uscita, trasformando così un evento immaginato in uno possibile e forse reale.

Il film ricompare dunque oggi da un passato dimenticato per prendere nuova vita nelle sale del MACRO e in maniera più attiva nel corso di un evento live all’interno del Foyer del Teatro Eliseo. Mercoledì 2 Febbraio, l’artista insieme alla band tedesca Lustfaust suonerà la colonna sonora del film, nella tradizione dello spartito per piano del cinema muto, ma con campionature e un set-up da rock band. Il gruppo ‘suonerà’ anche la proiezione stessa, campionando il materiale di partenza per la creazione del film Hiker Meat senza proiettare la pellicola vera e propria. Hiker Meat (Rough Cut) rivelerà il processo e lo sviluppo del film immergendo lo spettatore nell’universo grottesco e immaginario di questo horror.

Hiker Meat e il suo regista Jesus Rinzoli non sono mai realmente esistiti, come nemmeno la band tedesca Lustfaust, che ne ha realizzato la colonna sonora e che è stata oggetto della precedente serie di lavori dell’artista. Il progetto di Shovlin offre infatti anche uno spunto di riflessione sul viscerale legame tra immagine e suono, enfatizzato nel cinema d’exploitation dalla costante presenza di archetipi e miti, e celebrato anche dall’intensa relazione tra regista e musicista, come nel caso di Dario Argento e Goblin o di Lucio Fulci e Fabio Frizzi.