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Mutiny Seemed a Probability

Installation view, photo Claudio Abate

Mutiny Seemed a Probability

Installation view, photo Claudio Abate

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Installation view, photo Claudio Abate

Mutiny Seemed a Probability

Installation view, photo Claudio Abate

Mutiny Seemed a Probability

11 maggio > 23 luglio 2010

Mutiny Seemed a Probability (L’ammutinamento sembrava una probabilità) è un atto di ammutinamento, un gioco sottile di dialogo e reazione con il presente e con il passato, un gesto di resistenza costante che punta a rovesciare l’esistente con gesti minimi ed impercettibili, con incertezza e con precarietà, anche ideologica.

Il percorso fra le opere di Micol Assaël, Simon Dybbroe Møller, Cyprien Gaillard, Henrik Hăkansson, Mona Hatoum, Leslie Hewitt, Graham Hudson, Alicja Kwade, Jorge Peris, Manfred Pernice, Alessandro Piangiamore, Marco Raparelli, Natascha Sadr Haghighian, Gedi Sibony, Nedko Solakov, Oscar Tuazon, Jeff Wall, ripercorre i mutamenti nella pratica scultorea, il suo slittare verso intrinseche qualità di fragilità e instabilità.

Un atto di ammutinamento ha l’ambizione di rovesciare un potere esistente percepito come autoritario. Che sia attraverso una ribellione esplicita o una ferma resistenza, il controllo autoritario di coloro che sono al comando è quantomeno messo in discussione, se non radicalmente destabilizzato.

Alcune delle più straordinarie sculture d’oggi dimostrano, attraverso un’opposizione alla gerarchia formale, una simile rinuncia al potere autocratico e, grazie all’uso di materiali comuni ed umili, un’apertura dirompente delle forme estetiche, spesso integrata dal posizionamento della scultura, intesa come esperienza in cui la sua relazione con lo spazio diventa elemento integrale della lettura dell’opera. Il minare alle basi il convenzionale marchio di fabbrica dei materiali è ulteriormente contestualizzato da una cornice concettuale che esamina eventi appartenenti alla politica, alla storia e alle strutture socioeconomiche.

Mutiny Seemed a Probability (L’ammuntinamento sembrava una probabilità) sottolinea queste tendenze nella pratica scultorea, giocando sui materiali, sulle loro intrinseche qualità di fragilità e instabilità, e su una forte consapevolezza del nostro attuale stato di precarietà ideologica.

Gli artisti Alicja Kwade, Gedi Sibony e Oscar Tuazon minano esplicitamente i marchi di fabbrica della scultura. In Andere Bedingung (Aggregatzustand 5) Kwade trasforma materiali tradizionali in una illusoria riduzione della forma che gioca sulle qualità fisiche dei materiali ricomposti alla maniera di una natura morta. L’uso da parte di Sibony dei materiali più semplici – fogli di cartone, plexiglass e plastica – si manifesta in un’aggressiva ‘quasi’ traccia di un’opera, Chatterer, che sottolinea la potenzialità dei materiali. E mentre il lavoro di Sibony mette a fuoco le idiosincrasie architettoniche, nella pratica artistica di Oscar Tuazon la chiave di lettura sono i riferimenti al linguaggio formale dell’architettura. Nell’alludere ai contorni di strutture intangibili, IT di Tuazon sovverte le normali finalità dei materiali costruttivi per sfidare monumentalità, funzione e fattibilità. The Hole di Marco Raparelli sconvolge in modo più giocoso le nozioni di stabilità e solidità dell’architettura attraverso il rifiuto a rimanere nei confini delle mura dello spazio espositivo.

Altri lavori portano lo spettatore ad una partecipazione attiva e talvolta inaspettata: Esperando el apagòn (Waiting for the blackout), di Jorge Peris, crea un forte senso di disagio scatenato dal posizionamento dello spettatore all’interno del lavoro stesso. Similmente, le caratteristiche fenomenologiche di Elektron di Micol Assaël creano intenzionalmente inquietudine o assoluto fastidio. La scultura di Simon Dybbroe Møller intitolata Mass, Weight and Volume (Fallen into Place) si riferisce ai concetti di processo e scala; elaborata attraverso il gioco del chance allo spettatore è richiesto di navigare fisicamente nell’opera. Chance, instabilità e la componente segreta della performance possono essere ritrovati anche in Popcorner di Alessandro Piangiamore; gli elementi materiali dell’opera interagiscono spontaneamente, cosa di cui il pubblico non necessariamente deve essere testimone.

In questo momento storico, i punti di riferimento ideologici sono apparentemente sfuocati e i precedenti punti di riferimento utilizzati per capire e interpretare le posizioni politiche son diventati faragginosi e confusi. Piuttosto che una celebrazione, Untitled di Manfred Pernice sottolinea il fatto che solo venti anni dopo la caduta del Muro di Berlino i suoi frammenti sono diventati feticci, e la facilità con cui il muro stesso è divenuto una fonte di souvenirs commerciali mina la base dell’ideologia politica e dei simboli di libertà. Leslie Hewitt indaga la memoria storica nella serie fotografica Untitled (Horizon Line), Untitled (Connecting), e Untitled (Hours); alludendo alla pittura olandese del XVII secolo, al colonialismo e alla cornice socioeconomica in gioco nell’economia degli oggetti, Hewitt traccia dei paralleli con l’oggi, offrendo simboli con cui interrogare cultura, politica ed economia. I meccanismi dell’economia sono ulteriormente sottolineati in The Allegory of Commodity di Graham Hudson. L’opera stessa è un oggetto flessibile e modificabile installato secondo le caratteristiche del luogo, in un appoggio e bilanciamento di materiali che mette a repentaglio l’economia monetaria di verifiche e bilanci. The Orientation of the News di Nedko Solakov delinea la confusione insita nella sfera della comunicazione d’oggi. Mentre i quotidiani nazionali italiani erano un tempo considerati chiari indicatori delle posizioni politiche, il loro deviare verso sponde opposte si presta al disordine e alla confusione. La messa in discussione di potere e politica è ulteriormente sottolineata in Drowning Sorrows (wine bottles III) di Mona Hatoum. L’dentità dell’esilio sta al centro dell’arte di Hatoum; Drowning Sorrows espone la sofferenza dell’essere in esilio in una inquietante scultura che evoca memorie di tristezza, spaesamento, e il desiderio di perdersi nel bere. I can’t work like this di Natascha Sadr Haghighian fa invece un’affermazione aggressiva, usando il vuoto di un processo laborioso per riflettere su identità, rappresentazione e strutture di potere; realizzato con i più semplici elementi con cui esporre l’arte, il lavoro contesta e sovverte il sempre crescente sistema commerciale nel mondo dell’arte.

Nel video di Cyprien Gaillard, Real Remnants of Fictive Wars, Part II, l’ingresso di un fatiscente tunnel in mattoni del XIX secolo è gradualmente consumato da una densa nuvola di fumo che fuoriesce dall’interno del tunnel, giustapposizione di una architettura storica e della sua violenta negazione nel paesaggio. Henrik Håkansson osserva invece il paesaggio naturale attraverso registrazione, documentazione e sistemi di archiviazione. In The Starlings Håkansson documenta la formazione del volo coordinato degli uccelli, una configurazione scultorea mobile, a dimostrare l’ordinata casualità che ci circonda. Infine, A Sapling Held by a Post di Jeff Wall, ritrae un giovane albero nei suoi primi stadi di crescita. Mentre l’immagine richiama la nostra attenzione per la squisita bellezza della natura in tutta la sua fragilità e vulnerabilità, dà allo stesso tempo testimonianza dello stato e della condizione veramente precari della natura stessa.

e-flux video rental, Anton Vidokle & Julieta Aranda

Fondazione Giuliani, Roma, 2010, veduta dell’installazione

e-flux video rental, Anton Vidokle & Julieta Aranda

Fondazione Giuliani, Roma, 2010, veduta dell’installazione

e-flux video rental, Anton Vidokle & Julieta Aranda

Fondazione Giuliani, Roma, 2010, veduta dell’installazione, particolare

e-flux video rental, Anton Vidokle & Julieta Aranda

Fondazione Giuliani, Roma, 2010, veduta dell’installazione, particolare

e-flux video rental, Anton Vidokle & Julieta Aranda

Fondazione Giuliani, Roma, 2010, veduta dell’installazione

e-flux video rental, Anton Vidokle & Julieta Aranda

Fondazione Giuliani, Roma, 2010, veduta dell’installazione

e-flux video rental

un progetto di Anton Vidokle e Julieta Aranda

e-flux video rental è un progetto artistico di Anton Vidokle e Julieta Aranda, costituito da un distributore di video gratuito, una sala proiezioni e un archivio di video e film d’artista.

Nato a New York nel 2004, in uno spazio nel Lower East Side al 53 di Ludlow Street, EVR è stato presentato in numerosi spazi espositivi di diverse città tra cui Francoforte, Berlino, Amsterdam, Miami, Seoul, Istanbul, Boston, Lione e Lisbona.

La collezione video di EVR conta attualmente circa 950 titoli, selezionati nel corso delle sue diverse presentazioni e grazie alla collaborazione di più di 130 tra artisti, curatori e critici internazionali.

e-flux video rental è un’esplorazione sui meccanismi di distribuzione e circolazione della video arte. Il progetto funziona come un normale video noleggio se non per il fatto che è completamente gratuito: i titoli a disposizione del pubblico possono essere visti all’interno dello spazio espositivo o direttamente a casa previa sottoscrizione di una tessera che regola modalità e tempi di prestito.

Per la sua presentazione italiana, ospitata a Roma negli spazi della Fondazione Giuliani per l’arte contemporanea, sono stati invitati Adrienne Drake, Ania Jagiello, Cristiana Perrella, Cesare Pietroiusti e Francesco Stocchi quali selezionatori dei nuovi video da aggiungere in archivio.

Gli stessi hanno preso parte alla realizzazione di una speciale programmazione di proiezioni video curata congiuntamente con Anton Vidokle, Julieta Aranda e con le curatrici del progetto.
In occasione della presentazione di e-flux video rental a Roma, è stato inoltre pubblicato un supplemento di approfondimento sul progetto, realizzato e distribuito in collaborazione con cura.magazine.

a conversation about e-flux video rental

cura.publishing, Roma, maggio 2010.

a conversation about e-flux video rental

In occasione della presentazione di e-flux video rental a Roma è stato pubblicato un supplemento di approfondimento sul progetto edito da cura.publishing.

Sono presenti nella pubblicazione due testi, uno di Anton Vidokle, l’altro di Julieta Aranda, pubblicati entrambi nel 2005 all’interno di “EVR catalogue vol.1” e una conversazione via e-mail con gli artisti realizzata nel corso degli ultimi mesi precedenti l’inaugurazione del progetto. Un’analisi a partire dalle premesse che conduce a riflettere su come il progetto sia arrivato alla sua probabile ultima tappa, quella romana, e a interrogarsi sul suo prossimo futuro.

Scarica il testo introduttivo (pdf)
Scarica l’intervista ad Anton Vidokle e Julieta Aranda (pdf)

Micol Assaël

Elecktron, 2007 (photo Claudio Abate)

Simon Dybbroe Møller

Mass, Weight and Volume (Fallen into Place), 2008 (photo Claudio Abate)

Cyprien Gaillard

Real Remnants of Fictive Wars, Part II, 2004 (photo Claudio Abate)

Mona Hatoum

Drowning Sorrows (wine bottles III), 2006 (photo Claudio Abate)

Leslie Hewitt

Untitled (Connecting); Untitled (Horizon Line); Untitled (Hours), 2009 (photo Claudio Abate)

Graham Hudson

Allegory of Commodity, 2008 (photo Claudio Abate)

Alicja Kwade

Andere Bedingung (Aggregatzustand 5), 2009 (photo Claudio Abate)

Jorge Peris

Esperando el apagòn (Waiting for the blackout), 2006 (photo Claudio Abate)

Manfred Pernice

Untitled, 2009 (photo Claudio Abate)

Alessandro Piangiamore

Popcorner, 2006 (photo Claudio Abate)

Marco Raparelli

The Hole, 2008 (photo Claudio Abate)

Natascha Sadr Haghighian

I can’t work like this, 2007 (photo Claudio Abate)

Gedi Sibony

Chatterer, 2007 (photo Claudio Abate)

Nedko Solakov

The Orientation of the News, 2007 (photo Claudio Abate)

Oscar Tuazon

IT, 2009 (photo Claudio Abate)

Jeff Wall

A Sapling Held by a Post, 2000 (photo Claudio Abate)

Mutiny Seemed a Probability, opere

Artisti

Micol Assaël
Elecktron, 2007

Simon Dybbroe Møller
Mass, Weight and Volume (Fallen into Place), 2008

Cyprien Gaillard
Real Remnants of Fictive Wars, Part II, 2004

Mona Hatoum
Drowning Sorrows (wine bottles III), 2006

Leslie Hewitt
Untitled (Connecting), 2009; Untitled (Horizon Line), 2009; Untitled (Hours), 2009

Graham Hudson
Allegory of Commodity, 2008

Alicja Kwade
Andere Bedingung (Aggregatzustand 5), 2009

Jorge Peris
Esperando el apagòn (Waiting for the blackout), 2006

Manfred Pernice
Untitled, 2009

Alessandro Piangiamore
Popcorner, 2006

Marco Raparelli
The Hole, 2008

Natascha Sadr Haghighian
I can’t work like this, 2007

Gedi Sibony
Chatterer, 2007

Nedko Solakov
The Orientation of the News, 2007

Oscar Tuazon
IT, 2009

Jeff Wall
A Sapling Held by a Post, 2000

Corinna Schnitt

Living a Beautiful Life, 2003, still da video.

Videoscreening a cura di Anton Vidokle e Julieta Aranda

9 > 15 maggio / 20 > 23 luglio

Jennifer Allora & Guillermo Calzadilla
Returning a Sound, 2004, 5’42’’

Michel Auder
Polaroid Cocaine, 1993, 5′

Wilson Diaz
Los Rebeldes del Sur, 11′

Jakup Ferri
An Artist Who Cannot Speak English is No Artist, 2003, 3’40’’

Jorge Macchi
La Pasion de Juana de Arco, 2003, 10′

Diego Perrone
I Verdi Giorni, 2000, 2’30″

Jozef Robakowski
From my Window, 1978-200, 19′ 20″

Corinna Schnitt
Living a Beautiful Life, 2003, 13′

Superflex
Guaranà Power, 2004, 11’15’’

MOM’s

Scrambled Eggs, 2007, still da video.

Videoscreening a cura di Francesco Stocchi

18 > 22 maggio / 29 giugno / 8 luglio

Giorgio Andreotta Calò
Volver, 2008, 4’

Haris Epaminonda
Gramophone, 2006, 2’29’’

Elisabeth McAlpine
The film footage missed by a viewer through blinking while watching the feature film “Don’t look now”, 2003, 7’17’’

MOM’s
Scrambled Eggs, 2007, 4’44’’

Alek O.
Untitled, 2007, 1’1’’

Yael Bartana

When Adar Enters, 2003, still da video.

Videoscreening a cura di Frida Carazzato e Maria Garzia

25 > 29 maggio / 30 giugno / 9 luglio

Re-telling
“Solo di recente ci siamo chiesti: “Quale funzione ha il raccontare? A che servono le storie?” e questo è già un fatto che lascia stupiti. Noi narriamo storie continuamente. Lo facciamo tutti, registriamo la nostra esperienza, forse addirittura dandole forma.” (Doris Lessing)

Abbiamo voluto sottolineare la necessità umana di raccontare storie e di volerle quasi registrare. I video selezionati difatti sono storie, racconti nati da un dettaglio preso dal reale e poi maneggiato, ricomposto, re-interpretato; invenzioni, finzioni nate da associazioni o dallo stravolgimento di un elemento, il quale diventa un documento prelevato della realtà, filo rosso della selezione.

La stessa scelta di metterli uno di seguito all’altro è in fondo una nostra nuova storia.

Michel Auder
Polaroid Cocaine, 1993, 5’

Rabih Mroué
Face a/Face b, 2002, 10’

Elisabetta Benassi
Timecode, 2000, 3’

Yael Bartana
When Adar Enters, 2003, 7’

Deimantas Narkevičius
Once in the XX Century, 2004, 7’

Józef Robakowski
The Market (rynek), 1970, 4’21’’

Santiago Sierra
Bread Cube of 90×90 cm, 2003, 14’

The Atlas Group
I Only Wish That I Could Weep, 2000, 7’30’’

Mona Vatamanu & Florin Tudor
Il mondo novo, 2004, 3’12’’

Frédéric Moser & Philippe Schwinger
Unexpected Rules, 2004, 16’06’’

Viatcheslav (slava) Mizin / Alexander (sasha) Shaburov
If I Were Harry Potter, 2003, 7’40’’

Manuel Saiz

The Two Teams Team, 2008, still da video.

Videoscreening a cura di Adrienne Drake

1 > 5 giugno / 1 luglio / 13 luglio

Ra di Martino
Not 360, 2002, 6’

Manuel Saiz
The Two Teams Team, 2008, 10’

Cindy Smith
A Conversation, 2007, 33’

Meris Angioletti
Il Rabdomante, 2006, 13’10’’

Frédéric Moser & Philippe Schwinger
Capitulation Project, 2003, 21’

Kuba Bakowski

rough sky riders/rough ver - sky r45 g65 b94/analog generator, 2010, still da video.

Jacek Niegoda

The Dissenter, 1995-2005, still da video.

Jacek Malinowski

Half a Woman, 2000, still da video.

Hieronim Neumann

Blok, 1982, still da video.

Julita Wojcik

Pust\' Wsiegda budiet solnce, 2004, still da video.

Videoscreening a cura di Ania Jagiello

8 > 12 giugno / 2 luglio / 14 luglio

Kuba Bakowski
rough sky riders/rough ver – sky r45 g65 b94/analog generator, 2010, 2’10’’

Jacek Niegoda
The Dissenter, 1995-2005, 5’

Jacek Malinowski
Half a Woman, 2000, 13’

Hieronim Neumann
Blok, 1982, 5’

Julita Wojcik
Pust’ Wsiegda budiet solnce, 2004, 9’

The Atlas Group/walid Raad

I Only Wish that i could Weep, 2000, still da video.

Videoscreening a cura di Cristiana Perrella

15 > 19 giugno / 6 luglio / 15 luglio

/barbaragurrieri/group
11AL9T20, 2009, 3’40’’

Zoulikha Bouabdellah
Croisée, 2005, 5’

Mario Rizzi
Impermanent, 2007, 16’

Jakup Ferri
An Artist Who Cannot Speak English is No Artist, 2003, 3’40’’

Sislej Xhafa
Stock Exchange, 2000, 3’01’’

The Atlas Group/Walid Raad
I Only Wish that I could Weep, 2000, 7’30’’

Gulsun Karamustafa
The Making of the Wall, 2003, 14’

Zoulikha Bouabdellah
La Robe, 2001, 3’

Cesare Pietroiusti

Pensiero Unico, 2003, still da video.

Cesare Pietroiusti

Pensiero Unico, 2003, still da video.

Cesare Pietroiusti

Pensiero Unico, 2003, still da video.

Videoscreening a cura di Cesare Pietroiusti

22 > 26 giugno / 7 luglio / 16 luglio

Cesare Pietroiusti
Pensiero Unico, 2003, 5’40’’

Ulla Von Brandenburg
5 tableaux vivants, 2004, 12’30’’

Julia Scher
No, I Never Lipsync’d, 2004, 15’36’’

Judith Barry
Casual Shopper, 1980-1981, 6’

Rabih Mrouè
bir-rooh, bid-damm, 2003, 11’

Mutiny Seemed a Probability